Covid: Rasi, i vaccini sono la migliore arma contro le varianti

Guido Rasi: «Se facciamo funzionare bene la nostra macchina vaccinale possiamo normalità già dal prossimo autunno» Massimo Tortorella: «Chiediamo a nostri operatori sanitari e in generale ai tutti gli italiani di non esitare a vaccinarsi»

«I vaccini e la formazione sono la migliore arma che abbiamo per contrastare le varianti, sia quelle già note che quelle future. Se vogliamo uscire da questa pandemia dobbiamo vaccinarci con fiducia». È l’appello lanciato da Guido Rasi, direttore scientifico di Consulcesi, in occasione della web conference “Covid 19: tra vaccini e varianti”, che lo ha visto protagonista insieme al presidente di Consulcesi Massimo Tortorella.

L’incontro lancia un nuovo corso Ecm che affronta le recenti evidenze in tema di varianti del SARSCoV-2, proseguendo così l’impegno del provider medico-sanitario Consulcesi verso l’educazione continua dei medici e degli operatori sanitari. (Link al corso)

“Il mio invito alla vaccinazione va in particolare ai nostri operatori sanitari: fidatevi
della scienza, proteggete voi stessi e protegge anche i vostri pazienti”, sottolinea Massimo Tortorella.

La differenza tra le mutazioni e le varianti; la descrizione delle varianti attualmente in circolazione; cosa è il sequenziamento genomico e il ruolo fondamentale del tracciamento e infine, vaccini e terapie in rapporto alla comparsa delle nuove varianti virali. Sono questi i temi principali affrontati all’interno del nuovo strumento formativo coordinato da Guido Rasi che durante la descrizione del corso dichiara, a proposito degli sviluppi futuri della pandemia:

«L’EMA ha già autorizzato 4 vaccini ed entro la fine dell’anno ne potrebbero arrivare altri”, riferisce Rasi. Se facciamo funzionare bene la nostra macchina vaccinale possiamo sperare di ‘ritornare alla normalità’ già dal prossimo autunno», aggiunge.

Questo non significa che il nuovo coronavirus scomparirà subito e per sempre.
«Continueremo a portare le mascherine, magari in tasca, per essere sempre pronti a indossarle in particolari situazioni ‘a rischio’, laddove si potrebbero creare pericolosi assembramenti. Ma grazie ai vaccini il virus SARS-CoV-2 avrà i giorni contati».

Coronavirus, Consulcesi dona un milione di euro: Tablet per far comunicare famiglie e malati, dispositivi di protezione per medici e infermieri

Il Presidente Massimo Tortorella: «Siamo nati per stare al fianco degli operatori sanitari e nella nostra storia la missione è stata difenderli con le battaglie legali. Ora li sosteniamo con mascherine, tute, ventilatori, respiratori ma pensiamo anche ai loro pazienti e non lasciarli solo dando la possibilità di restare in contatto con i loro tablet grazie alla tecnologia»

230 Tablet, 67 mila mascherine FF2 e FF3, 10 mila tute, 55 ventilatori oltre a piattaforme di formazione e comunicazione per medici e operatori sanitari, utilizzabili anche dai pazienti per tenersi in contatto con i loro cari, con un investimento totale di un milione di euro. È questa la prova tangibile dell’impegno di Consulcesi messo in campo per aiutare gli operatori sanitari a contrastare l’emergenza globale da Coronavirus. Una presa di responsabilità che nasce dall’idea di restituire a chi ha gli ha dato fiducia e permesso, negli anni, di diventare il principale network legale e di formazione per medici e operatori sanitari con oltre 120 mila camici bianchi. 

«Consulcesi è nata per stare al fianco degli operatori sanitari ed oggi più che mai è un nostro preciso dovere fare tutto quello nelle nostre possibilità per supportarli – afferma il Presidente Massimo Tortorella In questo momento storico difficile medici e operatori sanitari stanno pagando il prezzo più alto. Il nostro contributo vuole essere un aiuto concreto laddove c’è più bisogno, sul luogo di lavoro dove mancano mascherine, tute e dispositivi di protezione per chi con sacrificio, impegno, professionalità e abnegazione ci farà uscire da questa situazione. In più doniamo alle strutture anche dei tablet in modo tale da poter consentire ai pazienti di comunicare con i loro familiari. Spesso si tratta di persone anziane, con poco familiarità con gli strumenti tecnologici che tutti noi utilizziamo in questo periodo per comunicare. A tal proposito lanceremo anche un corso di alfabetizzazione digitale». 

La cospicua donazione di Consulcesi è stata suddivisa sulla base di un criterio di necessità: fornire i dispositivi che mancano maggiormente alle strutture ospedaliere e distribuire territorialmente strumenti sulla base di richieste on demand. 

L’elenco della distribuzione dell’investimento Consulcesi: 

  • Ospedale San Matteo Pavia: 10 mila mascherine, 7 ventilatori fissi
  • Ospedale Locarno: 5 mila mascherine, 2 mila tute, 8 ventilatori fissi
  • Ospedale Fiera Milano: 30 mila mascherine, 5 mila tute, 35 ventilatori fissi, 150 tablet
  • Comune Ticino e Ospedale: 70 tablet
  • Ordine Medici Bergamo: 5 mila mascherine 
  • Federazione Italiana Medici Medicina Generale: 3 mila mascherine 
  • Segretariato Italiano Giovani Medici: 3 mila mascherine
  • Sanità di Frontiera Onlus: 300 mascherine, 30 tute
  • Federfarma Roma: 3 mila mascherine
  • Ordine Medici di Roma: 5 mila mascherine
  • Federfarma Torino: 3 mila mascherine
  • FNOPI (Infermieri): 5 mila mascherine

Oltre a fornire dispositivi di sicurezza (dpi), Consulcesi in questa fase emergenziale sta anche portando avanti progetti formativi riservati ai professionisti sanitari ma anche al grande pubblico. È in stampa un libro, a cui seguirà un Docufilm, che attraverso gli autorevoli contributi dei maggiori esperti, fotografa l’attuale situazione e  approfondisce gli aspetti scientifici e psicologici della diffusione del virus. Un progetto dunque formativo ed informativo.  

«La formazione rappresenta l’arma più potente nel lungo periodo tra gli operatori sanitari per aggiornare le proprie conoscenze, rispondendo all’obbligo Ecm, ma anche per creare dei protocolli sanitari a livello nazionale ed internazionale. In questa direzione – ricorda Tortorella – va il Docufilm formativo “Covid-19 – il virus della Paura” che, avvalendosi della forza comunicativa del cinema e delle più avanzate tecnologie, oltre che del supporto scientifico dei principali esperti mondiali e delle più importanti istituzioni sanitarie, analizzerà anche il fenomeno delle psicosi alimentato anche da teorie complottiste e fake news».

IL Ddl antiviolenza è legge. Tortorella (Consulcesi): «Soddisfazione per legge antiviolenza, pronti a collaborare a difesa dei medici»

Il Presidente Tortorella: « Ora accelerare su legge Gelli per la piena tutela dei medici, creiamo un doppio scudo a difesa dei diritti dei medici e degli operatori sanitari». 

«Grande soddisfazione per la conversione in legge del Ddl antiviolenza per la sicurezza degli operatori sanitari e socio-sanitari. Un plauso a chi ha sempre sostenuto con forza questo provvedimento che offre strumenti preventivi e dissuasivi dalla violenza contro i medici e di tutti gli operatori sanitari.  Un provvedimento reso necessario dall’escalation di aggressioni contro gli operatori sanitari,  si stima oltre 1200 all’ anno, esacerbate dal clima di crisi a cusa dell’emergenza Covid-19.  Una battaglia che anche Consulcesi appoggia da sempre, dal punto di vista legale con la tutela delle vittime e anche dal punto di vista psicologico, con l’istituzione del Telefono Rosso». È così che Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi, commenta il via libera all’unanimità da parte dell’Aula del Senato al Disegno di legge recante disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie.

«E dopo il Ddl antiviolenza, chiediamo anche un’accelerazione sulla Legge Gelli e sulla piena applicazione dei decreti attuativi anche considerando la recente vicenda di cronaca nella Rsa a Como – prosegue Tortorella – per prevenire una nuova esplosione di denunce da parte delle vittime da Covid-19. La risoluzione di questo vuoto normativo creerebbe un doppio scudo di difesa per la piena tutela dei medici e operatori sanitari». Sappiamo che in Italia nell’ultimo decennio ci sono state 35mila nuove azioni ogni anno con oltre 300mila procedimenti aperti. Numeri che, per effetto del Covid-19, rischiano di salire, secondo le nostre stime, di almeno un 15%. Con l’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, sta crescendo rapidamente il numero delle associazioni e dei movimenti che supportano i pazienti spesso in inutili battaglie legali contro i medici. Secondo Consulcesi la soluzione sarebbe quella già indicata da Federico Gelli, che insieme all’ex collega Amedeo Bianco, è l’estensore della Legge 24.  La norma che regola la responsabilità professionale di tutti gli esercenti le professioni sanitarie, tutelandoli da battaglie legali inutili, è bloccata in attesa dei decreti attuativi e non è dunque pienamente operativa. La firma del ministro dello Sviluppo economico Patuanelli è nell’aria da tempo, ma tarda ancora ad arrivare nonostante i pareri positivi del dicastero da lui presieduto e da quello alla Salute. 

Con la campagna #RimborSì, Massimo Tortorella e il team Consulcesi sostengono i medici specializzati nell’arco temporale 1978 – 2006

Massimo Tortorella, presidente del team legale Consulcesi e da anni al fianco dei professionisti del settore medico e socio – sanitario, ha lanciato la campagna #RimborSì, iniziativa promossa a supporto dei medici che si sono specializzati tra il 1978 e il 2006. 

A tal proposito, Massimo Tortorella, ha affermato: “Sì! È l’occasione giusta. Mai come in questo momento l’accordo transattivo tra lo Stato ed i medici specialisti 78-2006 può essere raggiunto”. La campagna #RimborSì, supportata da Consulcesi, ha l’obiettivo di focalizzare l’attenzione sulla transazione tra i medici specialisti e il Parlamento, nuovamente alla ribalta in Senato, grazie ai due Disegni di Legge, i numeri 1082 e il 1083, presentati dalla senatrice Maria Rizzotti. L’iniziativa della senatrice, sostenuta da 27 senatori tra maggioranza e opposizione, ha come obiettivo conseguire il riconoscimento del diritto dei medici che hanno ottenuto la specializzazione nel periodo temporale che va dal 1978 al 2006 ed ancora privi del giusto compenso economico. Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, ha affermato che è giunto il momento in cui il Parlamento deve svolgere pienamente il suo ruolo, portando a felice risoluzione la vecchia questione dei rimborsi agli ex specializzandi. E sembra non esserci momento storico più adatto di quello che il mondo sta vivendo. 

A tal proposito, Massimo Tortorella ha aggiunto: “A seguito della pandemia di Covid-19, la categoria medica è stata la più colpita e firmare l’accordo transattivo tra le parti sarebbe il segnale concreto di sostegno ai medici, ma anche una manovra per dare respiro alle casse svuotate dalla crisi”. Inoltre, Massimo Tortorella, il presidente di Consulcesi, ha spiegato la motivazione che ha spinto il pool legale di cui è a capo a scegliere il nome #RimborSì per il supporto alla campagna: “ Introducendo l’accento sulla “i” finale, uniamo al senso dell’iniziativa la volontà, decisa, di portarla avanti: siamo sicuri che quel sì ai medici che hanno lottato in prima linea arriverà da un numero sempre più ampio di parlamentari e se necessario lo chiederemo, per conto di oltre 100mila medici, ad ognuno di loro”. Il grande impegno del pool legale Consulcesi a favore del personale medico e socio – sanitario ha permesso, nel corso degli anni, a migliaia di professionisti del settore di ottenere rimborsi e risarcimento per oltre 500 milioni di euro, grazie al riconoscimento di una seria di sentenze dall’esito favorevole. Ultima in ordine di tempo, ma particolarmente significativa per i risultati ottenuti, è stata la sentenza numero 353/2020 presso il Tribunale di Genova, grazie alla quale i ricorrenti hanno visto triplicare i rimborsi fino a 100000 euro ciascuno. Inoltre, sempre grazie a questa sentenza, gli iscritti ai corsi di specializzazione in Medicina prima del 1983 hanno visto confermato il diritto all’annullamento dei termini di prescrizione. Se tutti i Tribunali e le Corti italiane confermassero questa interpretazione, lo Stato dovrebbe incrementare la quantità del risarcimento, che crescerebbe fino a toccare cifre miliardarie. Pertanto, i Disegni di Legge presentati al Senato sono l’ideale soluzione da mettere in pratica, soprattutto alla luce del momento che l’Italia e la categoria medica stanno vivendo. La senatrice Rizzotti, promotrice dei disegni di Legge, ha affermato quanto sia importante che lo Stato si renda conto  degli errori del passato e “dia un segnale concreto di sostegno ai medici e riconosca per legge i diritti sacrosanti di una categoria vessata”. Dal canto suo, Massimo Tortorella, presidente del pool legale Consulcesi, ha esortato i medici a sostenere e ad aderire a tutte le iniziative promosse dal team, confermando come i professionisti della squadra Consulcesi restino a  “disposizione sia attraverso la chat del nostro sito internet www.consulcesi.it o al numero verde 800.122.777”.

Approvato IL FINTOKEN ACT la legge su blockchain e mercati finanziari in Albania

PER RIPARTIRE DOPO LA CRISI COVID-19 PUNTARE SU BLOCKCHAIN E FINANZA DECENTRALIZZATA

Pacini Battaglia, Consulcesi Tech: “Più trasparenza, decentralizzazione e rapidità di esecuzione per attraversare il momento attuale”

Creare un ecosistema finanziario e dematerializzato, che incoraggi il lancio di nuovi business via blockchain e tuteli giuridicamente gli investitori. È l’intento del Fintoken Act, il provvedimento attuato da pochi giorni in Albania, che segue il solco normativo già tracciato dai framework di Francia e Malta. Il sì alla legge arriva in un momento in cui anche l’Italia diventa più consapevole dell’importanza del fintech per uscire dalla crisi.

«La Blockchain Economy e la Finanza decentralizzata possono diventare grandi protagoniste della ripresa economica, in questo momento di crisi post pandemia. – afferma Gianluigi Pacini Battaglia, CEO di Consulcesi Tech – La trasparenza, la decentralizzazione e la rapidità di esecuzione sono ricercate dalle imprese per attraversare il momento attuale.

Un altro esempio è Malta, paese che nel 2018 ha approvato il Virtual Financial Assets Act – per cui il Fondo Monetario Internazionale prevede una decrescita del Pil inferiore tra tutti gli Stati europei»

La misura è tra le prime normative europee a disciplinare, in maniera armonica, il settore delle applicazioni della tecnologia blockchain e favorisce gli operatori e la finanza decentralizzata (DeFi) nei mercati tradizionali. A beneficiarne, sono tutti i soggetti che stabiliscono la propria sede operativa nei Paesi aderenti.

Gli interventi del Fintoken Act garantiscono, infatti, regole chiare per gli imprenditori, con tempi di approvazione più brevi da parte delle autorità, massimo 60 giorni nel caso dell’Albania.

La soluzione proposta di un ecosistema integrato e regolato sembra offrire anche una risposta alle critiche sollevate spesso contro le critpovalute sul tema di contrasto al riciclaggio.

Sarà introdotta una categorizzazione certa delle tipologie di Token (digital utility token, digital payment token, digital security token e digital asset token), risolvendo soprattutto la dibattuta questione degli hybrid token.

È un cambiamento annunciato da tempo. Secondo un white paper di CDP (Cassa Depositi e Prestiti), sempre più realtà adottano e sviluppano DLT (Distributed Ledger Technology) con grandi benefici. Si pensi che tra il 2015 e 2017 le società che hanno investito in Blockchain hanno maturato profitti da1,6 miliardi di dollari a 27,3 miliardi di dollari nel biennio 2017-2018.

Nello stesso biennio sono aumentate anche le richieste di brevetti sui progetti, passando da 648 a 1441 nello stesso periodo.

Consulcesi Tech lancia, quindi, un forte appello alle autorità nazionali affinché guardino il modello del Fintoken Act per incentivare lo sviluppo di nuovi business basati su blockchain e digital asset.

È un rinascimento tecnologico necessario per l’Italia: la tecnologia Blockchain, grazie a registri sicuri e certificati, offrirebbe anche più garanzie a un Paese che ha bisogno di respirare innovazione e tornare a proporsi con una nuova confidenza sui mercati.

Il Professore Giorgio Nardone illustra le conseguenze della pandemia per il comportamento umano nell’ebook promosso da Consulcesi

Giorgio Nardone, psicoterapeuta ed esperto di disturbi fobico – ossessivi, ha fornito il suo contributo alla stesura dell’ebook “COVID – 19 – Il virus della paura”, promosso e lanciato dal pool legale Consulcesi, da anni al fianco di medici e dell’intero personale socio – sanitario. All’interno dell’ebook, disponibile sul sito internet  www.covid-19virusdellapaura.com/ebook/  al costo di 4,99 euro e i cui proventi saranno devoluti alla Protezione Civile, il dottor Giorgio Nardone fornisce un focus sulle conseguenze che la pandemia da COVID – 19 e il conseguente isolamento potrebbero avere sulla mente delle persone. Infatti, seppur si sia entrati nella fase 2 e c’è un accenno di ritorno alla normalità, per molte persone non sarà facile ripartire e dimenticare i lunghissimi giorni di solitudine, angoscia e paura. Il dottor Giorgio Nardone afferma: “A cambiare sarà lo stesso nostro concetto di <<normalità>>”, poiché spiega ancora Nardone “angoscia, ipocondria e disturbi ossessivo-compulsivi saranno le conseguenze principali dopo la quarantena da coronavirus”. Il primo riscontro che lo specialista ha rilevato in molte persone è un consistente aumento dei livelli di ipocondria, causata principalmente “dalla difficoltà di individuare un mezzo efficace nella battaglia contro il coronavirus. La pericolosità intrinseca di questa situazione potrebbe portare a una serie di comportamenti patologici”. Dunque, molti potrebbero esagerare con le pratiche di igiene personale o cadere vittima di disturbi ossessivo – compulsivi, per cui le persone potrebbero vivere con l’incubo costante di contrarre l’infezione, tendendo a sviluppare “tutta una serie di rituali finalizzati a evitare o gestire eventi, situazioni, stimoli o più in generale oggetti che, agli occhi di chi soffre, possono essere portatori di germi, malattie e infezioni”. Inoltre, il dottor Nardone spiega come il cervello umano, poi, si adatti immediatamente ai cambiamenti e alle nuove situazioni, accettando l’attuale stato di cose come “normalità”. Dunque, normalità sarà la distanza, l’uso ancora più massiccio dei social per restare in contatto. Anche l’isolamente e la solitudine saranno la nuova normalità, perché appariranno come le situazioni più sicure per proteggere sé stessi e la propria salute. Il dottor Giorgio Nardone, psicoterapeuta e specialista in disturbi fobico – ossessivi, individua la necessità di ricorrere a terapie mirate per la risoluzione degli eventuali problemi psichiatrici sorti nel post COVID – 19 per affrancare il paziente dai comportamenti viziosi di un’estrema cura dell’igiene e della pulizia. Tuttavia, il dottor Nardone si mostra ottimista e afferma che “nella maggior parte dei casi, anche la più ostinata delle ossessioni e delle compulsioni può essere vinta”. E, in merito, fornisce anche la soluzione più opportuna, suggerendo di definire nuovamente “la situazione e creando ad hoc una serie di concrete esperienze emozionali – correttive, che liberino il paziente dal suo sistema percettivo – reattivo rigido e auto – alimentante”. Il primo passo per superare le ansie e i disturbi che possono conseguire da questo periodo di isolamento è di certo l’allontanamento dalle false notizie, nutrendo mente e corpo di un’informazione corretta, adeguata, sicura e soprattutto sana. 

Consulcesi & Partners avvisa medici e personale sanitario: attenzione all’uso di strumenti digitali nel rapporto con i pazienti

Il pool legale Consulcesi & Partners, da anni al fianco di camici bianchi e dell’intero personale sanitario, lancia un monito sui rischi legati all’uso di messaggi, videochiamate e app per gestire il rapporto con i pazienti. A tal proposito, Consulcesi & Partners afferma: “Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa”. Infatti, nel corso dei giorni più caldi della pandemia da COVID – 19, si è registrato un uso rilevante di webinar, come pure un ricorso continuo a consulti telefonici e online. Di certo, si tratta di modalità in grado di rendere più elastico e diretto il rapporto tra medico e paziente, saltando le noie della burocrazia e i problemi connessi ai tempi di attesa. Tuttavia, l’uso della tecnologia per mantenere il contatto tra medico e paziente nasconde insidie importanti, in relazione ai dati personali e sanitari della persona curata, se non si presta attenzione al loro uso e trattamento. Informazioni quali sesso, età, religione e dati sanitari rappresentano dati sensibili molto delicati, che meritano un’attenta tutela Ciro Galiano, esperto in Privacy e Digitale e legale per il team Consulcesi & Partners, spiega le conseguenze a cui la classe medica potrebbe andare incontro: “In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale”. L’avvocato Ciro Galiano, naturalmente, esclude che ciascun medico rischi di toccare cifre di questo tenore, perché si tratta di una previsione di massima. Tuttavia, l’avvocato Ciro Galiano evidenzia che, accanto alla multa, il medico rischi una citazione per risarcimento danni da parte del paziente, oltre che le sanzioni da parte degli Ordini professionali. Purtroppo, le app, i mezzi di comunicazione in tempo reale e di messaggistica istantanea, se da un lato rendono più plastico e veloce il rapporto medico – paziente, dall’altro rischiano di portare importanti conseguenze in tema di privacy del paziente, oltre che alterare il segreto professionale a cui il medico è tenuto in seguito al giuramento di Ippocrate. 

Quando si parla del digitale, la situazione si complica di più, perché entra in gioco l’azienda che fornisce il servizio e che non sempre garantisce ampia trasparenza per quanto riguarda il trattamento dei dati, soprattutto se si fruisce di piattaforme gratuite. I dati diffusi dall’Osservatorio Federprivacy affermano che l’Italia è la prima in Europa per il numero di multe, che sono risultate essere 410 milioni nel corso dell’anno 2019. In particolare, il 44% dei casi ha riguardato un illecito trattamento dei dati, mentre il 18% delle questioni ha riguardato un insufficiente uso delle misure di sicurezza. Infine, il 9% dei casi sanzionati ha riguardato una mancata o inadeguata informativa sul trattamento dei dati, mentre nel 13% dei casi si è riscontrato un non rispetto dei diritti degli interessati. I dati di WhatsApp appartengono a Facebook e si memorizzano automaticamente sui server extra UE, trasgredendo le norme previste nel GDPR in tema di trattamento dei dati e in vigore dal maggio 2018. Infatti, il paziente ha diritto ad essere informato e i suoi diritti devono godere del massimo rispetto. Pertanto, Consulcesi & Partners ha stilato un piccolo elenco di consigli per medici e personale sanitario, affinché non rischino di violare la tutela della privacy degli utenti, anche usando tecnologie, app e sistemi di messaggistica istantanea. Infatti, il medico sarà tenuto a mettere in pratica la nuova informativa per la tutela dei dati, aggiornare i documenti in tema di rispetto della privacy e del consenso informato, verificare la conformità dei programmi fruiti, il corretto funzionamento dei sistemi di protezione da virus e l’adeguatezza dei documenti, soprattutto in riferimento alle questioni afferenti alla modalità di trattamento dei dati personali e della prestazione del consenso informato. Inoltre, ancora il team legale Consulcesi & Partners consiglia ai medici e al personale sanitario di usare app di messaggistica istantanea specificatamente dedicate all’uso professionale e di prestare attenzione alla diffusione di consigli medici mediante social, attivando in modo adeguato le diverse opzioni legate alla privacy.

Pool Consulcesi promuove telemedicina per i malati cronici

Dietro all’emergenza COVID – 19 si nasconde un’altra emergenza, più pericolosa e silenziosa, quella che accomuna i malati cronici. Stando alle statistiche, il 40% della popolazione che è affetto da una malattia cronica e il 20% da due o più patologie rientra in una fascia d’età compresa i 45 e gli 85 anni. E proprio questa categoria di malati è rimasta tagliata fuori da ospedali e ambulatori nel corso della fase più acuta della pandemia. Infatti, lo scoppio ed il protrarsi del virus in Italia ha fatto “dimenticare” le altre patologie, portando alla differita, alla diminuzione o all’annullamento di interventi chirurgici e delle visite di controllo. I malati racchiusi in queste cifre soffrono maggiormente di diabete, malattie immuno – reumatologiche, dermatologiche e di scompenso cardiaco. Un grande sostegno potrebbe essere la telemedicina, un valido ausilio per questa categoria di malati, al fine di far precipitare una situazione clinica di per sé già compromessa o, comunque, molto pericolosa. La situazione è stata portata alla luce già qualche tempo fa. Nel frattempo, in Liguria è stata rivolta un’interrogazione al presidente della Regione Toti, al fine di sollecitare la predisposizione di locali presso le Asl di locali adibiti alle attività di televisita e teleconsulto medico – sanitario, proprio a favore dei malati affetti da patologie croniche. L’iniziativa ha trovato il plauso di Andrea Tortorella, Amministratore Delegato del pool legale Consulcesi, da anni punto di riferimento per medici e operatori socio – sanitari. A tal proposito ha affermato: “È importante avviare una cultura della telemedicina, oltre che ovviamente a dotare di infrastrutture adeguate le Asl e le sedi sanitarie”. All’elogio per l’iniziativa, l’Amministratore Delegato Andrea Tortorella ha fatto seguire un monito importante. Quest’ultimo, infatti, ha sottolineato come “la conoscenza dei medici e degli operatori sanitari degli strumenti principali della medicina è ancora scarsa”, evidenziando che “un medico su cinque non supera il corso ECM attivo da un anno sulla piattaforma Consulcesi”. Pertanto, per supportare e completare la formazione dei professionisti  in ambito socio – sanitario, Consulcesi Club, con il supporto di Provider Sanità In – Formazione, ha messo a disposizione un ebook, dal titolo “E-Health il futuro dell’assistenza sanitaria”, fruibile anche secondo le modalità di un corso ECM. Il progetto è finalizzato alla formazione dei medici e degli operatori socio – sanitari, oltre che delle persone comuni che desiderano approfondire alcune tematiche del settore. Infatti, questo ebook risulta utile per completare la formazione in un contesto, come quello sanitario, sempre in evoluzione e per rendere più efficace l’uso delle apparecchiature tecnologiche. Soprattutto su questo secondo versante, diventa fondamentale la preparazione del personale, poiché il corretto uso delle diverse apparecchiature può avere ricadute positive sulla salute del paziente, soprattutto per quella categoria di persone che hanno difficoltà a raggiungere il medico o a poter usufruire i servizi base. Formarsi attraverso il progetto “E-Health il futuro dell’assistenza sanitaria” vuol dire soprattutto cercare di comprendere le criticità che possono limitare il percorso di crescita del sistema socio – sanitario italiano. Inoltre, permette di comprendere quali possono essere le minacce provocate dal cyber – spazio e che potrebbero avere un’influenza negativa sul corretto funzionamento dei servizi più tecnologici e che fanno ricorso alla robotica, all’Intelligenza Artificiale e alla Telemedicina. Si tratta di tecnologie che potrebbero, infatti, mettere a rischio la tutela dei dati sensibili dei pazienti.  “E-Health il futuro dell’assistenza sanitaria”, il progetto – corso Ecm di Consulcesi Club, appartiene ad una serie di corsi utili al rafforzamento e all’approfondimento delle conoscenze in campo medico – sanitario, reperibile presso il sito www.consulcesi.com

Vitamina D, un’alleata da ritrovare con il sole

Dopo queste lunghe settimane trascorse chiusi in casa in quarantena, moltissimi italiani hanno visto il sole soltanto dalla finestra. I più fortunati da terrazzi o giardini. Insomma non a sufficienza da fare il pieno di vitamina D, una preziosa alleata per il nostro organismo. Mai come quest’anno, quindi, moltissimi nostri connazionali potrebbero riportare carenze della cosiddetta vitamina del sole da richiederne l’assunzione per vie eccezionali. «Tramite l’alimentazione e, in alcuni casi, con appositi integratori», spiega Silvia Migliaccio, segretario generale della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione e professore associato dell’Università del Foro Italico di Roma. «In generale, la nostra principale fonte di vitamina D sono i raggi solari, qualcosa a cui ci siamo potuti esporre poco in queste settimane», spiega l’esperta, tra le protagoniste della nuova collana formativa ECM sul Covid-19 di Consulcesi, in particolare nei corsi su «Nutrizione ai tempi del coronavirus». Il perché la vitamina D sia fondamentale per la nostra salute è presto detto. «La vitamina D svolge diverse importanti funzioni a livello del nostro organismo», dice Migliaccio. «Innanzitutto, aiuta a far assorbire il calcio che introduciamo con gli alimenti da parte dell’intestino. Poi aiuta – continua – i processi di mineralizzazione a livello scheletrico, prevenendo il rachitismo nell’infanzia e l’osteomalacia negli anziani. Inoltre, dati recenti mettono i bassi livelli di vitamina in correlazione con una minore risposta immunitaria, con alterazione dell’omeostasi dei glucidi (cioè con una ridotta capacità di rifornire il tessuto nervoso di una adeguata quantità di glucosio), con la ridotta funzionalità muscolare negli anziani, con la predisposizione per alcune tipologie tumorali. Da qui nasce la necessità di portare la «vitamina del sole» sulle nostre tavole o, sotto consiglio medico, di reperirla in farmacia. «La vitamina D è contenuta soprattutto in alimenti grassi quali salmone, sgombro e tonno», spiega Migliaccio. «La possiamo trovare anche nell’olio di fegato di merluzzo, nel tuorlo d’uovo, nel burro e, in generale, nei formaggi più grassi. Tuttavia, la quantità contenuta in questi alimenti – prosegue – è relativamente bassa, e nei casi di deficienza l’alimentazione non riesce a sopperire alle necessità dell’organismo. In questi casi è utile fare ricorso ad un integratore che permetta di ripristinare i normali valori ematici. Le modalità d’integrazione possono essere mediante il colecalciferolo o mediante il calcifediolo, che possono essere assunti con diverse posologie». In generale, sarà da valutare in ogni singolo individuo l’eventuale necessità di integrare specifici nutrienti. «La buona notizia è che se l’alimentazione durante la quarantena si è mantenuta corretta ed equilibrata, seguendo lo schema della dieta mediterranea e quindi con 5 porzioni di frutta e verdura (con un introito calorico adeguato alle necessità dei singoli individui) non si dovrebbero manifestare carenze specifiche né di sali minerali né di vitamine», specifica Migliaccio. «Inoltre, una graduale ripresa dell’attività fisica all’aperto, aiuterà a ripristinare la massa muscolare che purtroppo è stata poco sollecitata», conclude. 

Allergia o Covid? Nel dubbio, la mascherina aiuta

La stagione pollinica è solo all’inizio e, in contemporanea con la pandemia, i sintomi potrebbero mettere in ansia molti pazienti. I dispositivi di protezione individuale tornano utili in ogni caso. Ne parliamo con l’allergologa Francesca Lintas 

Sintomi che possono indurre a confusione, un possibile calo dei casi grazie al lockdown, e le mascherine utili anche contro i pollini. In piena primavera è il momento delle allergie, e AGI ha fatto un punto con gli esperti per capire come sarà la stagione al tempo del coronavirus. A partire dalle mascherine: “Usarle non aiuta solo a prevenire la diffusione del nuovo coronavirus, ma può essere uno strumento utile per ridurre l’esposizione pollinica delle persone che in questo momento soffrono di allergia”, spiega Francesca Lintas, specialista in Allergologia e Immunologia presso la Clinica Villa Pia Roma. “La stagione pollinica – riferisce – è iniziata come ogni anno. Solo che in questa primavera i pazienti sono più allarmati: raffreddore, starnuti, naso chiuso e tosse mettono in ansia per via del rischio contagio da coronavirus”. Mai come quest’anno, quindi, seguire la giusta terapia è fondamentale. 

“La terapia porta a un miglioramento dei sintomi e quindi dirime ogni dubbio e tranquillizza i pazienti”, sottolinea Lintas. “Inoltre, tenere a bada i sintomi significa non starnutire o tossire continuamente in presenza di altre persone. Questo significa non creare – continua – agitazione negli altri e allo stesso tempi aiutano l’allergico a non toccarsi gli occhi, in caso di congiuntivite, naso o bocca e ridurre il rischio di rimanere contagiati”. 

Come distinguere i sintomi 

Confondere l’allergia con il Covid-19 può essere comune, specialmente nei bambini. ”In questo periodo – dice Catello Romano, pediatra-allergologo e docente nel corso di formazione professionale ECM di Sanità In-Formazione per Consulcesi Club sulla pneumo-allergologia pediatrica ai tempi del coronavirus – si confondono i sintomi da allergia respiratoria con la ben più temuta sindrome respiratoria acuta severa da infezione da CoV-2. Questo perché in Italia la fase epidemica è coincisa con il periodo primaverile”. 

Tuttavia, i sintomi possono essere facilmente distinguibili. “Assenza di tosse e difficoltà respiratoria improvvisa fanno la differenza tra allergia al polline e Covid-19”, precisa Lintas. Probabilmente questa particolare stagione primaverile potrebbe avere avuto un impatto sulle allergie al polline. Tanto che l’Osservatore Paidoss ha lanciato un’indagine sull’argomento che coinvolge circa 7mila pediatri e i cui risultati verranno pubblicati a breve. 

“La vita di migliaia di bambini e adolescenti è cambiata in maniera radicale dopo la chiusura delle scuole e l’appello a restare a casa”, dice Giuseppe Mele, presidente Paidoss e presidente della Società italiana medici pediatri (Simpe). “Le allergie respiratorie potrebbero aver subito dei cambiamenti dovuti alla mutata esposizione agli agenti patogeni, alla riduzione dell’inquinamento ambientale e alla rimodulazione dell’offerta sanitaria con la diminuzione delle prestazioni ambulatoriali. Ed è proprio da questa analisi di cambiamento – continua – che Paidoss ha deciso di approfondire il tema delle allergie al tempo del coronavirus per aggiungere informazioni preziose alla conoscenza di tali patologie”. 

Tra gli aspetti più interessanti, lo studio andrà ad analizzare se si è verificato, da quando è iniziata la pandemia da Covid-19, un aumento o una diminuzione delle richieste di visite o una minore aderenza alle cure per paura di effetti collaterali dei cortisonici inalatori. Attraverso un questionario di 10 domande si chiederà a circa settemila pediatri (aspettativa di risposta circa 1000 pediatri) se hanno notato un aumento o diminuzione della sintomatologia da rinite allergica o se essi hanno ritenuto opportuno modificare l’approccio terapeutico alle malattie allergiche respiratorie. Si cercherà di capire se la pandemia da coronavirus abbia dato un impulso positivo alla telemedicina e ai consulti medici a distanza.